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ATELIER II

Un linguaggio essenziale.

Cosa succede quando lo spazio viene liberato dal superfluo e lasciato parlare attraverso ciò che resta?

Quando un interno domestico smette di essere somma di elementi e diventa invece un ragionamento sui volumi ?

Nel contesto residenziale di Roma, questo intervento di ristrutturazione integrale parte da questa intenzione: sottrarre, semplificare, lasciare emergere un linguaggio essenziale capace di ridefinire il modo in cui lo spazio viene percepito e abitato.

Superfici chiare,  volumi netti.

Le travi a vista introducono un ritmo preciso, quasi silenzioso. Sono un segno progettuale inserito volutamente che scandisce lo spazio con misura, accompagnando lo sguardo e definendo un’identità chiara e riconoscibile. È un ritmo che ordina senza imporsi, che dà struttura senza appesantire.

A terra, il rovere si estende senza interruzioni, costruendo una base materica continua che unifica ogni ambiente. La sua tonalità calda assorbe la luce e la restituisce in modo morbido, introducendo profondità e una variazione sottile che cambia con le ore. È una presenza discreta ma fondamentale, che radica lo spazio e ne bilancia la leggerezza.

Materia e ritmo, per me, sono sufficienti.

Questo progetto rinuncia a tutto ciò che non è necessario, costruendosi per sottrazione. Non c’è accumulo, non c’è decorazione superflua: sono la luce, le superfici e le proporzioni a definire la qualità dell’abitare.

All’interno di questo equilibrio si inseriscono volumi più compatti, dalle tonalità profonde, che introducono un contrappunto deciso e contemporaneo. Il contrasto rafforza il progetto, rendendo più leggibile la composizione e dando forza ai pieni e ai vuoti.

Il risultato è uno spazio che non impone, ma accoglie.

Un interno essenziale, pulito, che rimane aperto, disponibile,

pronto a essere abitato e trasformato nel tempo.

A volte progettare significa proprio questo: creare le condizioni perché la vita possa accadere, senza sovrastrutture.

 

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